In questi giorni ho letto con attenzione un articolo che mi riguarda e che, ancora una volta, sceglie di costruire una narrazione ben diversa dalla realtà dei fatti. È doveroso fare alcune precisazioni.
Innanzitutto, l’intervista riportata è stata realizzata mentre ero di ritorno dalle vacanze con la mia famiglia. Si è trattato di una registrazione telefonica nella quale ho espresso alcune valutazioni su un tema importante come la riforma della legge elettorale. Per quanto riguarda le dichiarazioni riportate tra virgolette, confermo integralmente quanto detto.
Tutto il resto, invece, rappresenta esclusivamente interpretazioni, ricostruzioni e considerazioni del giornalista, che nulla hanno a che vedere con le mie parole. Purtroppo non è la prima volta che una determinata testata sceglie di prestarsi a fare da megafono a interessi e posizioni ben note, costruendo articoli che cercano più la polemica che l’informazione.
È un metodo ormai consolidato: si parte da alcune dichiarazioni, le si inserisce in un contesto ricco di supposizioni e si prova ad attribuire intenzioni o scenari che non esistono.
Ho semplicemente espresso una riflessione politica su una proposta di legge ancora in discussione, ribadendo un principio che considero fondamentale: il diritto di ogni consigliere regionale di contribuire al dibattito con osservazioni e proposte migliorative. Questo significa lavorare nell’interesse dell’Abruzzo, non certo mettere in discussione la maggioranza o il rapporto di stima e collaborazione con il Presidente Marco Marsilio, che ho sempre riconosciuto e che continuo a riconoscere.
Come ho già dichiarato, ritengo che il tema della rappresentanza delle aree interne meriti un approfondimento e auspico che il confronto in Commissione e in Aula possa portare a soluzioni condivise che garantiscano equilibrio e rappresentatività. È questo il senso delle mie parole, non certo quello che qualcuno ha voluto far credere.
C’è poi un aspetto che ormai appare quasi ossessivo. Ogni volta che si parla del sottoscritto o del collega Luciano Marinucci, viene puntualmente evidenziato il numero di voti con cui siamo stati eletti, come se ciò dovesse servire a screditare il nostro ruolo istituzionale.
È un argomento che trovo francamente singolare.
Siamo consiglieri regionali regolarmente eletti dai cittadini abruzzesi e, in democrazia, il voto di un consigliere vale esattamente quanto quello di qualsiasi altro collega. Non esistono consiglieri di serie A e consiglieri di serie B. Il mandato ricevuto dagli elettori merita lo stesso rispetto, indipendentemente dal numero delle preferenze.
Personalmente sono orgoglioso del risultato ottenuto. Sono stato eletto alla mia prima candidatura in assoluto al Consiglio regionale, un traguardo che considero motivo di soddisfazione e, soprattutto, una grande responsabilità nei confronti dei cittadini che hanno scelto di accordarmi la loro fiducia. Non tutti possono dire di essere riusciti a ottenere questo risultato al primo tentativo.
Continuerò, come ho sempre fatto, a lavorare con serietà, lealtà e senso delle istituzioni, senza farmi condizionare da ricostruzioni giornalistiche tese ad alimentare polemiche artificiali. Il mio unico obiettivo resta quello di rappresentare al meglio il territorio e contribuire, con spirito costruttivo, alle scelte che riguardano il futuro dell’Abruzzo. Il confronto politico è il sale della democrazia. Le strumentalizzazioni, invece, appartengono a chi preferisce alimentare divisioni piuttosto che raccontare i fatti. Io continuerò a scegliere la prima strada.

