Lugini: Rocca di Botte custodisce una tradizione che unisce due comunità

Lugini: Rocca di Botte custodisce una tradizione che unisce due comunità

Il consigliere regionale Gianpaolo Lugini alla Mattina dell’Ottava: rinnovato lo storico Comparatico con Trevi nel Lazio nel segno di fede, memoria e identità dei territori.

«Ci sono giornate nelle quali il valore delle nostre tradizioni si comprende semplicemente guardando negli occhi le persone». Con queste parole Gianpaolo Lugini, consigliere regionale del gruppo Marsilio Presidente, ha commentato la sua partecipazione alla Mattina dell’Ottava di Rocca di Botte, uno degli appuntamenti più sentiti legati alla devozione per San Pietro Eremita.

La celebrazione ha riunito la comunità del borgo marsicano e i numerosi cittadini e pellegrini arrivati da Trevi nel Lazio, rinnovando un rapporto che attraversa i secoli e supera i confini amministrativi tra Abruzzo e Lazio. Al centro della giornata il tradizionale Comparatico di San Pietro Eremita, il legame spirituale e di fratellanza che unisce i due paesi.

«Ho visto una comunità accogliere l’altra con affetto, rispetto e sincera partecipazione – sottolinea Lugini –. I cittadini e i pellegrini arrivati da Trevi nel Lazio non sono stati accolti come semplici visitatori, ma come fratelli. È questo il volto più bello dei nostri territori».

Uno dei momenti simbolicamente più intensi è stato l’abbraccio tra i sindaci Elvino Marzolini e Francesco Graziani, rispettivamente primi cittadini di Rocca di Botte e Trevi nel Lazio. Un gesto che ha rappresentato il rinnovo di un rapporto storico costruito attorno alla figura di San Pietro Eremita, nato a Rocca di Botte e morto a Trevi nel Lazio nel 1052.

«Quell’abbraccio – prosegue il consigliere regionale – racchiude la forza di una storia che continua a vivere attraverso le generazioni. Fede, memoria, accoglienza e rapporti umani autentici rappresentano un patrimonio che non possiamo considerare scontato e che abbiamo il dovere di custodire».

Per Lugini, infatti, la difesa delle tradizioni locali non deve essere interpretata come uno sguardo nostalgico rivolto al passato, ma come uno strumento per costruire con maggiore consapevolezza il futuro delle comunità.

«Conservare una tradizione non significa vivere nel passato. Significa conoscere la propria storia, mantenere saldo il senso di appartenenza e consegnare alle nuove generazioni la consapevolezza delle proprie radici. In una fase storica nella quale identità e tradizioni rischiano spesso di essere indebolite, questo lavoro assume un valore ancora maggiore».

Il Comparatico trova le proprie radici nella comune devozione verso San Pietro Eremita e continua a essere rinnovato attraverso uno scambio di visite tra le due comunità: i cittadini di Rocca di Botte partecipano alle celebrazioni di fine agosto a Trevi nel Lazio e, successivamente, i trevani raggiungono il borgo abruzzese per l’Ottava.

Un rapporto che, secondo Lugini, rappresenta anche un esempio concreto del ruolo che le istituzioni possono svolgere nella tutela del patrimonio immateriale dei piccoli centri.

«Le istituzioni devono essere al fianco dei territori e soprattutto delle persone che, con il proprio impegno quotidiano, continuano a mantenere vive queste testimonianze. Il Comparatico di San Pietro Eremita non è semplicemente una ricorrenza religiosa: è un filo che lega le generazioni, un patrimonio culturale e umano che racconta chi siamo e da dove veniamo».

Alla giornata hanno partecipato anche diversi rappresentanti istituzionali del territorio, tra i quali il presidente del Consiglio comunale di Carsoli Carlo Di Giovanni, i sindaci di Pereto Giacinto Sciò, di Camerata Nuova Settimio Liberati, di Arsoli Gabriele Caucci e di Collalto Sabino Maria Pia Mercuri. Presenti inoltre le autorità civili e militari, le confraternite e le realtà associative impegnate nell’organizzazione delle celebrazioni.

Lugini ha quindi rivolto un ringraziamento al sindaco Elvino Marzolini, all’amministrazione comunale e a quanti hanno contribuito alla riuscita dell’iniziativa.

«Il mio ringraziamento va a chi continua, anno dopo anno, a dedicare tempo e passione alla tutela di questa straordinaria tradizione. Custodire le nostre radici, valorizzare i nostri borghi e tramandare le nostre tradizioni significa investire nell’identità e nel futuro dell’Abruzzo».

«Sapere chi siamo e da dove veniamo – conclude Gianpaolo Lugini – è il primo passo per costruire con orgoglio il futuro delle nostre comunità. Tradizioni come quella di Rocca di Botte dimostrano che anche i piccoli borghi possono custodire un patrimonio capace di attraversare i secoli e continuare a parlare alle nuove generazioni».

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