La nuova legge punta a superare i sei gestori attuali, rafforzando il controllo dei Comuni e programmando investimenti contro dispersioni, costi e disservizi diffusi locali.
La riforma del Servizio Idrico Integrato in Abruzzo è diventata legge regionale e apre una nuova fase per la gestione dell’acqua pubblica. Il provvedimento, approvato dal Consiglio regionale tra il 26 e il 27 maggio 2026, viene indicato come una delle revisioni più rilevanti degli ultimi trent’anni per il settore idrico abruzzese.
Il cuore della norma è il superamento dell’attuale frammentazione. Oggi il sistema si regge su sei gestori, un assetto ritenuto non più adeguato rispetto alle esigenze di investimento, manutenzione e programmazione delle reti. La nuova impostazione prevede una riduzione dei sub-ambiti e affida all’ERSI, l’Ente regionale per il servizio idrico, il compito di elaborare una proposta tecnica: il modello finale potrà confermare un ambito unico regionale oppure individuare un numero ridotto di sub-ambiti, fino all’ipotesi di uno o due gestori.
Resta centrale il principio della gestione pubblica. Le società chiamate a gestire il servizio saranno in house, partecipate esclusivamente dai Comuni, senza l’ingresso di soggetti privati. L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema più solido, capace di ridurre costi duplicati, migliorare l’efficienza amministrativa e aumentare la capacità di programmare opere sulle infrastrutture.
Tra le priorità indicate dalla riforma ci sono la riduzione delle perdite di rete, che in Abruzzo superano in diversi territori il 50%, il contenimento delle interruzioni del servizio e la razionalizzazione dei costi di gestione. La presenza di sei strutture distinte, con direzioni e apparati separati, viene considerata uno dei limiti principali dell’attuale organizzazione, soprattutto nelle aree dove i gestori hanno dimensioni ridotte e minore capacità di sostenere investimenti consistenti.
La legge interviene anche sul piano istituzionale. Viene rafforzata la rappresentanza dei piccoli Comuni all’interno dell’Assemblea dei Sindaci, anche attraverso il meccanismo del voto ponderato, superando criteri che rischiavano di penalizzare gli enti sotto i 3.000 abitanti. Un passaggio ritenuto necessario per mantenere un equilibrio tra territori più popolosi e aree interne.
Attenzione specifica è stata riservata anche alla tutela dei lavoratori. Nel corso dell’iter sono state inserite garanzie per la salvaguardia occupazionale del personale oggi impiegato nelle società idriche, anche a seguito delle richieste emerse durante le audizioni con sindacati e opposizioni.
La riforma non produrrà effetti immediati su tutto il sistema. L’avvio operativo sarà legato alla scadenza delle concessioni, molte delle quali termineranno nel 2027, mentre la piena applicazione del nuovo assetto è prevista dal 1º gennaio 2032. Prima di allora, l’ERSI dovrà predisporre lo studio tecnico, che tornerà nelle Commissioni consiliari competenti per il parere obbligatorio. Successivamente sarà la Giunta regionale ad adottare la configurazione definitiva.
Per il gruppo regionale Marsilio Presidente, la riforma rappresenta un passaggio strategico per mettere ordine in un settore essenziale, garantendo controllo pubblico, maggiore efficienza e investimenti mirati sulle reti. La Segreteria del Gruppo resta a disposizione per chiarimenti e informazioni sul nuovo percorso avviato dalla Regione Abruzzo.

