Pescara, Montesilvano e Spoltore verso il Comune unico dal 2027: tra referendum, servizi condivisi e ipotesi metropolitana cresce il confronto politico.
Il progetto Nuova Pescara torna al centro del dibattito politico abruzzese. La fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore, considerata una delle più rilevanti operazioni di riordino comunale in Italia, dovrebbe diventare effettiva dal 1° gennaio 2027, come previsto dalla normativa regionale vigente. Il nuovo Comune nascerà dall’unione dei tre territori contigui, con l’obiettivo di creare un’unica realtà urbana più forte sul piano amministrativo, economico e strategico.
Il percorso affonda le radici nel referendum consultivo del 2014, quando i cittadini coinvolti si espressero a favore della fusione. Da allora, però, l’iter ha conosciuto rallentamenti, rinvii e tensioni politiche. Ad oggi risultano già avviate alcune forme di integrazione, come servizi comuni in materia di Protezione civile e Sportello unico per le attività produttive, ma il passaggio alla piena unificazione resta ancora oggetto di confronto.
Il tema si è riacceso dopo le iniziative dei Comuni di Montesilvano e Spoltore, orientati a un nuovo referendum consultivo per valutare la possibilità di rimettere in discussione il processo. In questo quadro, il deputato pescarese di Fratelli d’Italia, Guerino Testa, ha invitato alla prudenza, sottolineando che un’eventuale consultazione dovrebbe registrare una partecipazione ampia e significativa, almeno paragonabile a quella del 2014.
Accanto all’ipotesi del Comune unico, nel dibattito è entrata anche la proposta di una più ampia Area metropolitana. Una soluzione che, secondo alcuni, permetterebbe di coordinare servizi, mobilità e sviluppo senza arrivare necessariamente alla fusione integrale. Su questo punto, però, il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri ha evidenziato le difficoltà del percorso, legate a riforme istituzionali complesse e a possibili ricadute sull’attuale assetto provinciale.
La questione resta quindi aperta: da una parte la fusione totale, già prevista dalla legge; dall’altra la richiesta di nuove verifiche politiche e popolari. Nei prossimi mesi saranno decisive le scelte operative dei Comuni e della Regione, chiamati a stabilire se accelerare verso il nuovo Comune di Pescara o riaprire un confronto più ampio sul futuro dell’area urbana adriatica.

